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Questa Notte balliamo insieme, domani torneremo nemici- ESTATE A NAPOLI 2017-Le spalle di Totò- Chiostro di San Domenico Maggiore-Napoli, 6 e 7 settembre h. 20 e h. 22

06 Settembre 2017 Consorzio Con.Cor.D.A

Questa notte balliamo insieme, domani torneremo nemici

Prodotto in occasione del centenario della Prima Guerra Mondiale con il sostegno di MIBACT , Regione Toscana, Comune di Pisa

Regia e Coreografia: Flavia Bucciero Musica: Antonio Ferdinando Di Stefano con Manuel D’Amario (attore interprete di lettere e testimonianze di militari nella prima guerra mondiale) Sabrina Davini, Laura Feresin (danzatrici interpreti) Disegno Luci : Riccardo Tonelli

Una visione della guerra che nasce dalle testimonianze, dalle lettere che i militari scrivono a poche ore, a pochi giorni, dai combattimenti, dopo aver visto i compagni cadere, ancora con la morte negli occhi e il fiato sul collo. Sono lettere inviate a madri, sorelle, mogli, fidanzate, persone care, dove con facilità si passa dai toni tragici della battaglia appena terminata ai ricordi cari, affettuosi, persino alla descrizione di episodi buffi o a vicende fatue. L’umano troppo umano che trasborda dalle lettere, è l’unica possibilità di sopravvivenza. Quando la fatica e la crudeltà della guerra di trincea diviene intollerabile, subentra l’evasione, la gioia delle piccole cose, la risata per l’inadeguatezza e anche un pidocchio che impedisce di dormire diviene motivo di riso. Persino la fratellanza col nemico, avvenuta in una notte di capodanno, i canti, il cibo condivisi, dopo essere usciti allo scoperto dalle trincee, sgorga all’improvviso come un fiotto non controllabile, l’umanità trova forme imprevedibili, al riparo dagli occhi dei Generali e alla fine ci si domanda: perché questa guerra? perché questo abbrutimento insopportabile? perché ammazzare un uomo come me, con le stesse sofferenze e privazioni, anche lui figlio, sposo, fratello? perché questo inferno? È il grido disperato che viene fuori con urgenza. E le donne? Sono fidanzate, mogli che devono da sole portare avanti la casa e crescere i figli, quelle che stanno zitte e lavorano. Sono le crocerossine che condividono le sofferenze della guerra, prodigandosi per la vita o per una morte accettabile. Sono le prostitute. Sono tutte donne che nel bene e nel male aiutano gli uomini in guerra a sopravvivere. Lo spettacolo strutturato in maniera contrappuntistica tra toni drammatici e altri ironici, persino giocosi e divertenti, anche attraverso l’uso dei dialetti, vuole evidenziare come in situazioni estreme e tragiche come le guerre, l’umanità prorompe sempre, improvvisa e ci fa chiedere se ha senso ammazzarsi l’un l’altro, se è giusto sottostare al prevalere della barbarie.

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