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Questa Notte balliamo insieme, domani torneremo nemici- Rassegna Teatro Pacini di Pescia- Venerdì 3 marzo 2017, ore 21e 15

08 Marzo 2017 Consorzio Con.Cor.D.A

Teatro Pacini di Pescia Veberdì 8 marzo, ore 21 e 15

Movimentoinactor Teatrodanza Consorzio Coreografi Danza d’Autore

“Questa notte balliamo insieme, domani torneremo nemici” Prodotto in occasione del centenario della Prima Guerra Mondiale con il sostegno di MIBACT, Regione Toscana, Comune di Pisa

Regia e coreografia: Flavia Bucciero Interpreti: Manuel D’amario (attore interprete di lettere e testimonianze di militari nella prima guerra mondiale), Sabrina Davini, Laura Feresin, Silvia Franci (danzatrici interpreti) Musica: Antonio Ferdinando Di Stefano Disegno luci e idea scenografica: Riccardo Tonelli

Una visione della guerra che nasce dalle testimonianze, dalle lettere che i militari scrivono a poche ore, a pochi giorni, dai combattimenti, dopo aver visto i compagni cadere, ancora con la morte negli occhi e il fiato sul collo. Sono lettere inviate a madri, sorelle, mogli, fidanzate, persone care, dove con facilità si passa dai toni tragici della battaglia appena terminata ai ricordi cari, affettuosi, persino alla descrizione di episodi buffi o a vicende fatue. L’umano troppo umano che trasborda dalle lettere, è l’unica possibilità di sopravvivenza. Quando la fatica e la crudeltà della guerra di trincea diviene intollerabile, subentra l’evasione, la gioia delle piccole cose, la risata per l’inadeguatezza e anche un pidocchio che impedisce di dormire diviene motivo di riso. Persino la fratellanza col nemico, avvenuta in una notte di capodanno, i canti, il cibo condivisi, dopo essere usciti allo scoperto dalle trincee, sgorga all’improvviso come un fiotto non controllabile, l’umanità trova forme imprevedibili, al riparo dagli occhi dei Generali e alla fine ci si domanda: perché questa guerra? perché questo abbrutimento insopportabile? perché ammazzare un uomo come me, con le stesse sofferenze e privazioni, anche lui figlio, sposo, fratello? perché questo inferno? È il grido disperato che viene fuori con urgenza. E le donne? Sono fidanzate, mogli che devono da sole portare avanti la casa e crescere i figli, quelle che stanno zitte e lavorano. Sono le crocerossine che condividono le sofferenze della guerra, prodigandosi per la vita o per una morte accettabile. Sono le prostitute. Sono tutte donne che nel bene e nel male aiutano gli uomini in guerra a sopravvivere. Lo spettacolo strutturato in maniera contrappuntistica tra toni drammatici e altri ironici, persino giocosi e divertenti, anche attraverso l’uso dei dialetti, vuole evidenziare come in situazioni estreme e tragiche come le guerre, l’umanità prorompe sempre, improvvisa e ci fa chiedere se ha senso ammazzarsi l’un l’altro, se è giusto sottostare al prevalere della barbarie.

na visione della guerra che nasce dalle testimonianze, dalle lettere che i militari scrivono a poche ore, a pochi giorni, dai combattimenti, dopo aver visto i compagni cadere, ancora con la morte negli occhi e il fiato sul collo. Sono lettere inviate a madri, sorelle, mogli, fidanzate, persone care, dove con facilità si passa dai toni tragici della battaglia appena terminata ai ricordi cari, affettuosi, persino alla descrizione di episodi buffi o a vicende fatue. L’umano troppo umano che trasborda dalle lettere, è l’unica possibilità di sopravvivenza. Quando la fatica e la crudeltà della guerra di trincea diviene intollerabile, subentra l’evasione, la gioia delle piccole cose, la risata per l’inadeguatezza e anche un pidocchio che impedisce di dormire diviene motivo di riso. Persino la fratellanza col nemico, avvenuta in una notte di capodanno, i canti, il cibo condivisi, dopo essere usciti allo scoperto dalle trincee, sgorga all’improvviso come un fiotto non controllabile, l’umanità trova forme imprevedibili, al riparo dagli occhi dei Generali e alla fine ci si domanda: perché questa guerra? perché questo abbrutimento insopportabile? perché ammazzare un uomo come me, con le stesse sofferenze e privazioni, anche lui figlio, sposo, fratello? perché questo inferno? È il grido disperato che viene fuori con urgenza. E le donne? Sono fidanzate, mogli che devono da sole portare avanti la casa e crescere i figli, quelle che stanno zitte e lavorano. Sono le crocerossine che condividono le sofferenze della guerra, prodigandosi per la vita o per una morte accettabile. Sono le prostitute. Sono tutte donne che nel bene e nel male aiutano gli uomini in guerra a sopravvivere. Lo spettacolo strutturato in maniera contrappuntistica tra toni drammatici e altri ironici, persino giocosi e divertenti, anche attraverso l’uso dei dialetti, vuole evidenziare come in situazioni estreme e tragiche come le guerre, l’umanità prorompe sempre, improvvisa e ci fa chiedere se ha senso ammazzarsi l’un l’altro, se è giusto sottostare al prevalere della barbarie.

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