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Generato da un respiro

I luoghi della danza

Certosa di Calci

Produzione 2003 in collaborazione con Certosa Festival, Associazione Multimedia Produzioni, Soprintendenza per i Beni Ambientali, Architettonici, Artistici e Storici di Pisa

Coreografia Flavia Bucciero

Danzatori/Interpreti Eva Berti, Flavia Bucciero, Ignazio Nurra, Alessandra Pugliese, Ilaria Sabatini

Musica dal vivo Stefano Agostini (flauti)

Musiche C.Ph. E. Bach, Berio, Hindemith, Jolivet, Piazzolla, Telemann

Il luogo della Certosa di Calci in cui lo spettacolo è ambientato, con i suoi spazi fuori del tempo, i silenzi o i suoni di natura: l’acqua, gli uccelli, sono la cornice indispensabile di uno spettacolo fatto di atmosfere, di movimenti che nascono dal respiro e si sviluppano attraverso un percorso musicale a tratti barocco, a tratti contemporaneo, fatto di sonorità armoniche e risolte, altre volte contrappuntistiche. La chiesa e il chiostro della Certosa sono i luoghi in cui la coreografia si snoda e ne determinano la struttura spaziale. I lunghi corridoi situati tra un’aiuola e l’altra diventano il pretesto per uno sviluppo longitudinale , anziché in latitudine della danza, il che rappresenta una provocazione e una sfida creativa di grande interesse. “Il flauto è vicino alla natura, animato dal soffio, emanazione della profondità dell’essere, veicolo delle parole dell’anima. E’ lo strumento musicale per eccellenza, dopo la voce umana lo strumento più naturale e probabilmente più antico”. Sono parole di André Jolivet (1905/74), compositore francese che ha dedicato al flauto composizioni intense con l’intento di “rendere alla musica il suo senso antico originale, quand’essa era espressione magica e incantatoria della religiosità dei gruppi umani”. Parole che in qualche modo esprimono anche il senso di questo spettacolo costruito intorno a composizioni significative del repertorio di ogni flautista. Il flauto di Jolivet non è il piffero pastorale dell’arcadia, ma lo strumento dello stregone, del demiurgo, capace di sonorità estreme , ancestrali, che ricreano magicamente la realtà. Di Jolivet sono proposte due delle Cinq Incantantions pour flute seule (1936) ispirate al Nay ascoltato in Tunisia nel 1932 e alla tradizione orale di improvvisazione arabo-turca. Lo spettacolo inizia con l’inquieta malinconia del Poco Adagio dalla Sonata in la minore Wq 132 composta da Carl Philipp Emanuel Bach nel 1747, brano che segna il passaggio dalla teoria degli affetti barocca alla nuova sensibilità legata a sentimenti più individuali e ricchi di pathos che saranno propri dello Sturm und Drang. Il percorso prosegue, quindi, con gli Acht Stucke di Paul Hindemith, caratterizzati da alcuni tratti neobarocchi e dalla ricerca di un personale linguaggio armonico. reminiscenze barocche (1895-1963) composti nel 1927 si configurano come una sorta di nuova suite del XX secolo, otto brevi miniature che alternano brani misurati, di diverso andamento metronomico ad altri di carattere improvvisativo e cadenzante Dedicata a Severino Gazzelloni che la eseguì per la prima volta a Darmstadt nel 1958, Sequenza I di Luciano Berio, uno dei massimi compositori contemporanei recentemente scomparso, rappresenta forse il brano più celebre e significativo per flauto del secondo ‘900. La composizione come l’autore stesso ha dichiarato sviluppa un discorso essenzialmente armonico suggerendo nel caso di uno strumento monodico come il flauto un ascolto di tipo polifonico, l’ideale sono le melodie polifoniche di Bach. Sequenza I si pone come un cruciale momento di connessione tra il passato e il futuro . All’esecutore è richiesto un virtuosismo di consapevolezza capace di dominare le tensioni dovute alla novità e alla complessità della scrittura musicale, i vari parametri (dimensione temporale, articolazione, altezza dei suoni, dinamica) sono indagati secondo vari gradi di tensione fino a quello massimo che è anche eccezionalità rispetto a una norma generale di convenzione esecutiva. La Fantasia XII di Georg Philipp Telemnn appartiene alla raccolta di Fantaisies à travers, sans Basse del 1732 che contribuì all’arricchimento della giovane letteratura del flauto traverso, strumento che ebbe nel barocco una grande popolarità. Le fantasie, forse scritte con un intento didattico, propongono una sintesi degli stili e delle forme in voga nel periodo. Astor Piazzolla (1992-929) principale interprete del nuevo tango ha dedicato al flauto una raccolta di 6 Etudes tanguistiques (1987), composizioni solistiche costruite sugli accenti e i ritmi tipici della danza argentina. Viene qui proposto il sesto degli studi caratterizzato da un fluire ritmico incessante secondo l’indicazione dell’autore Avec anxiété

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