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Inside/Outside

I luoghi della danza

da un’idea di Flavia Bucciero

Azione performativa di danza e immagine

Coreografia e interpretazione Flavia Bucciero, Franco Corsi Immagini fotografiche Lucia Patalano Realizzazione Video Fabio Malfatti Musica AA.VV.

Palazzo delle Arti di Napoli

Le fotografie del carcere di Procida di Lucia Patalano che fanno da fondale alla coreografia, sono pretesti per andare oltre, si offrono come straordinario archivio di segni o simboli che trascendono il significato delle cose che rappresentano. La reclusione diviene metafora di una condizione interiore , simbolo di contenimento e di separazione dal mondo esterno. Lo sguardo è tutto rivolto all’interno . E’ la vista uno dei sensi negati o addirittura manipolati. Si inducono allucinazioni attraverso illusioni ottiche: l’immagine del mondo riflessa sui vetri del finestrone della cella dà l’impressione di esserci nel mondo, un po’ come accadeva ai prigionieri nella caverna di Platone. Ma la luce tagliente che filtra dalle aperture è anche provocazione, induce al desiderio, alla speranza… Soglie, varchi, mura spesse, ripetuti in maniera ossessiva, demarcano gli spazi del corpo e dell’anima. Segnano il confine tra il qui e l’altrove. Tuttavia la soglia è speranza, è progetto, consente alla vita di scorrere nonostante tutto. All’immaginario è concesso di varcare quella soglia, di costruire mondi, di creare: basta seguire le strade di luce. Una luce forte passa attraverso gli spiragli. Il desiderio e la luce. Oltre quella finestra c’è uno strapiombo sul mare. L’immagine, nel finale, del ripido pendio che cade a picco sul mare , scogli su cui si infrangono le onde di un mare agitato, pone una domanda a cui è difficile dare una risposta: esiste una libertà al di là delle mura, oltre le innumerevoli soglie, gli innumerevoli varchi che la vita ci pone? Il percorso fotografico diviene spunto e provocazione per lo sviluppo della coreografia di Flavia Bucciero e Franco Corsi, i corpi imprigionati in un labirinto di segni gestuali, costretti all’inizio ad uno sguardo soltanto interiore, progressivamente si liberano dai confini e dai ruoli: il dentro e il fuori continuamente si confrontano. La consapevolezza del fuori di sé, dell’altro e dell’altrove, creano un cortocircuito benefico, una condizione in cui i limiti del corpo (e del pensiero) vengono superati e preparano ad uno stato di grazia in cui tutto è possibile, tutto è aperto. Il mare con tutta la sua forza diviene simbolo di libertà, diviene forza propulsiva per progettare una nuova esistenza.

Produzione 2011 Consorzio Coreografi Danza d’Autore

con il sostegno del MiBAC con il patrocinio del Comune di Napoli

in collaborazione con il Palazzo delle Arti di Napoli

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