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La caduta degli angeli

Generale

Coproduzione Festival Instabili Equilibri, Comune di Pisa, Movimentoinactor Teatrodanza

Prima rappresentazione 17, 18 novembre 2000, Festival Instabili Equilibri, Abbazia di San Zeno-Pisa

Coreografia e regia Flavia Bucciero

Musica originale Eugenio Colombo, Michele Rabbia

Canto Ignazio Nurra

Danzatori interpreti Simona Baracico, Eva Berti, Flavia Bucciero, Silvia Fontana, Ignazio Nurra, Alessandra Pugliese

Scenografia e costumi Beatrice Meoni

Immagini Lucia Patalano

Assistente ai costumi Brunella Mongiardo

Disegno Luci Gianni Pollini

Spettacolo per sei danzatori e due musicisti, La caduta degli angeli nasce da alcune riflessioni sulle sacre scritture, sul Paradiso Perduto di J. Milton, sui Cahiers de Rodez di A. Artaud. Testi profondamente diversi: la visione del Vecchio Testamento, quella manichea e onirica del protestante Milton, quella blasfema e al tempo stesso profondamente spirituale del visionario Artaud. Visioni diverse su uno stesso argomento: il conflitto di un uomo che tenta di ripristinare una sua ancestrale armonia con l’universo e, nello stesso tempo si sente impossibilitato a realizzarla, proprio perché uomo. Al centro del lavoro il tentativo di esprimere il contrasto tra l’aspirazione al superamento della limitatezza umana e, quindi, la necessità di trascendere la realtà e il desiderio di aderire e prendere parte agli accadimenti. Contrasto irrisolvibile, da cui ha origine il mistero della vita stessa. L’intento è stato quello di esprimere il senso di vertigine che proviamo nel trovarci in bilico tra due millenni. Inquietudini, ansie e al tempo stesso la fiducia di ritrovare i segni di un nuovo umanesimo. Il desiderio di perderci, di prendere le distanze, astenerci dal partecipare ad un mondo che, nonostante l’insegnamento del passato, continua ad essere caratterizzato da guerre, intolleranze religiose, ineguaglianze. Poi, immediata, rinasce la spinta a prendere parte alle passioni umane, ad esserne coinvolti, a volte travolti. Oscilliamo tra questi due stati antitetici eppure complementari. La Tammurriata, danza d’amore, di passione, di guerra, danza dalle profonde implicazioni terrene, ha rappresentato per noi uno strumento fondamentale per ritrovare le origini. Il corpo diviene, così il luogo di questa contraddizione in cui si dibatte l’animo umano : fra il desiderio di allontanamento e la ricerca di contaminazione nella terra, come angeli in perpetua tensione fra cielo e terra.

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