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Rito di Primavera

Generale

Coproduzione Rassegna Medarte 2006, Movimentoinactor Teatrodanza, Accademia “Giulio Caccini”

Evento in collaborazione con “Classica TV”

Prima assoluta, Rassegna MEDARTE 2006, 13 luglio 2006, Teatro all’aperto della Rocca di Montopoli in Val d’Arno

Regia e coreografia Flavia Bucciero

Musica dal vivo “La Sagra della primavera” di I. Stravinskij

Pianista Daniel Rivera

Assistenti coreografa Ignazio Nurra, Alessandra Pugliese

Danzatori / interpreti Flavia Bucciero, Franco Corsi, Chiara Fiaschi, Federico Filippi, Eleonora Gianni, Ignazio Nurra, Alessandra Pugliese

Elementi scenografici e costumi Beatrice Meoni

Disegno Luci Riccardo Tonelli

Assistente ai costumi Lucia Castellana

Porsi di fronte ad una partitura di così grande rilievo della musica del novecento, quale è appunto la Sagra della primavera di Stravinskij, che ebbe, alle origini, una funzione fondamentale per la nascita di una concezione contemporanea dello spettacolo di danza, come sintesi di musica, danza, scenografia, non è compito facile, né di piccola responsabilità. La complessa struttura della composizione e del balletto che ne nacque nel 1913 , con la coreografia di Vaslav Nijinsky e i costumi e i fondali di Nicholas Roerikh, suddivisa in due parti , due introduzioni e nove quadri, viene alquanto semplificata (nello spettacolo Rito di primavera) ricercando un’idea di continuità e di unità, mantenendo, però, al tempo stesso, un legame profondo con i motivi ispiratori che diedero vita al balletto. L’esecuzione del pianista argentino Daniel Rivera, unica nel suo genere, sfrutta al massimo le potenzialità e le capacità timbriche del pianoforte, accentuando fortemente gli aspetti ritmici e percussivi. Restituisce tutta la bellezza e il fascino della versione orchestrale, ma pone il pianista di fronte ad una difficoltà di esecuzione quasi proibitiva , mettendo a dura prova le sue capacità tecniche e interpretative. A partire da questa peculiarità musicale, la coreografia intende sottolineare il carattere ancestrale e primordiale della composizione. L’idea coreografica di Flavia Bucciero vuole ricollegare il rito di primavera ad un’origine arcaica, in cui risulta centrale la forte relazione tra morte, sacrificio, fertilità, rigenerazione. Tale nesso si ritrova in molti riti di origine agreste e pagana di primavera, presenti anche nelle culture di area mediterranea. Nelle danze che si eseguono durante questi riti, la coreografa legge forti analogie con le caratteristiche gestuali a cui Nijinski si rifaceva : baricentro basso, posizioni del corpo introverse, braccia e mani mai completamente in estensione, piedi convergenti, ecc… La base arcaica viene, però, trasposta in direzione di una sensibilità contemporanea, attraverso l’esaltazione di una tensione dialettica costante : rigenerazione-morte, pensata come attrazione e opposizione fra i sessi (maschile-femminile). Tensioni e dinamiche riconoscibili anche nei giovani dei nostri giorni (delle città e delle campagne), tra i quali l’apparente modernità dei costumi, spesso cela meccanismi primari di attrazione e desiderio, pulsioni inconsapevoli alla continuità della specie. Così, la figura dell’ Eletta, la vittima sacrificale prescelta, quella che, alla fine del balletto di Nijinsky, con la sua morte assicura la rigenerazione, si ripresenta , in forma moderna, nell’individuo diverso che è necessario eliminare o emarginare dal contesto sociale, perché la comunità possa continuare a riconoscersi.

Note di regia

Sulla Sagra della Primavera, forse, è già stato detto tutto (intendiamo a livello di costruzione coreografica) ma forse c’è, al tempo stesso, ancora tanto da dire. Ci riferiamo, qui , a ciò che ogni epoca, ogni momento storico, ogni generazione può intravedere di attuale nell’opera di un grande autore come Stravinskij che ne rinnovi , di volta in volta, il senso. La prima percezione che abbiamo, già dall’introduzione del I atto : l’ “Adorazione della terra”, è che nella musica della Sagra si celi un mistero e prema per essere disvelato. La natura prima di questo mistero è la compresenza di qualcosa di arcaico e al tempo stesso di modernissimo. Cosa c’è di arcaico che continua a pulsare, giorno dopo giorno, negli uomini e nelle donne intorno a noi e ci mette in comunicazione con il principio della rigenerazione, del rinnovarsi della vita, che la primavera ogni volta ci ricorda? E’ il principio genetico e incosciente del perpetuarsi della specie. E come avviene questa rigenerazione fra gli uomini, a somiglianza di ciò che avviene in natura ? Essa avviene attraverso la congiunzione fra maschile e femminile, che è la ragione stessa di ogni attrazione fra i sessi e che è al tempo stesso il motore della vita, che sta lì , ineludibile, al di là delle nostre sovrastrutture. Fino a qui ci riallacciamo a qualcosa di eterno e di universale, vero oggi, come migliaia di anni fa. Questa congiunzione, ai nostri giorni, si carica, però, di contrasti e contraddizioni , perché il nostro io col passare dei secoli è andato rafforzandosi in una consapevolezza ( cui non rinuncia) della propria individualità, della propria unicità e, quindi, il processo di fusione con l’altro , di perdita, risulta assai doloroso, soprattutto a livello psicologico, e pur stando pienamente nella vita, ci ricorda la morte (binomio eros-tanatos) . La natura stessa di questo contrasto è tutta presente nella musica di Stravinskij e, quindi, nonostante la struttura della composizione fosse meticolosamente suddivisa in atti, introduzioni, scene (ciascuna con il suo titolo) che si ponevano l’obiettivo di definire, momento per momento, un rito di primavera della Russia pagana, c’è una tensione, tutta di origine psichica, che alimenta la struttura musicale, che esula da un intento puramente ricostruttivo e ne fa opera , calata a pieno nel novecento e nelle problematiche dell’uomo contemporaneo. Maschile-femminile, vita e morte, queste alcune delle contraddizioni che abitano la Sagra. Il titolo del II atto della Sagra recita : “ il Sacrificio” ( dell’Eletta ) L’Eletta è colei che dovrà morire perché la vita si perpetui. Il suo sacrificio, il suo sangue è indispensabile alla rigenerazione. E’ il principio del capro espiatorio. La nostra cultura mediterranea, così come il nostro cristianesimo ne sono fortemente intrisi, a dimostrazione che esistono principi universali che innervano la vita dell’uomo, comuni al mondo intero. L’idea della vittima predestinata esiste , ancora, ai nostri giorni, nonostante i processi secolari di civilizzazione, nonostante non amiamo riconoscerci in meccanismi che hanno a che fare con la barbarie. Nel mondo contemporaneo, la vittima sacrificale è colui che viene riconosciuto diverso (come cultura, religione, costumi ecc..) non integrabile nel corpo sociale e, quindi, diviene oggetto di odi e diffidenze Ogni comunità, ogni nucleo, genera in sé difese e anticorpi per eliminare la diversità, per assicurare la propria continuità . Il confronto è cosa assai più faticosa. Ecco qui, riconosciuto un nuovo contrasto: comunità-individuo diverso. L’Eletta diviene per noi la Diversa. Da queste riflessioni nasce la nostra idea di Sagra. Un gruppo di giovani uomini e giovani donne si recano alla festa. E’ una festa di paese, è una festa di primavera, dove ci si toglie le scarpe nuove per non sciuparle. Dove gli uomini e le donne sono venuti per conoscersi , per stare insieme, per corteggiarsi. Ed ecco che fra loro si manifesta il desiderio l’uno per l’altro, ma è un desiderio contrastato, non del tutto consapevole, incosciente. Giunge alla festa la Diversa. Il nucleo, il gruppo di giovani, finalmente, si riconosce unito, proprio manifestando la sua opposizione all’integrazione dell’individuo diverso. La provocano , la irridono, la beffeggiano, la riconoscono come colei che va emarginata, eliminata. La preparano e l’abbigliano per il sacrificio, infine l’incitano alla morte. La nostra storia è semplice, molto di più di quanto non fosse la ripartizione voluta dagli autori Stravinskij, Nijinsky, Roerich. Eppure nella diversità , riconosciamo diverse analogie. Sono analogie dovute, forse, al fatto che conosciamo come nacque l’opera, ma sono analogie, soprattutto, necessitate dalla forza della musica e dai suoi contenuti, per cui possiamo sì certamente cambiare la storia, ma la sostanza ci viene indicata dal compositore ed è una sostanza fatta di un nucleo essenziale a narrare la vita stessa.

Flavia Bucciero

Spettacolo in distribuzione

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