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Turandot

Generale

Coreografia e Corpo di ballo per l’Opera Turandot di Giacomo Puccini (31 luglio, 8, 14, 21 agosto 2004), Torre del Lago Puccini (LU).

Prima rappresentazione 31 luglio 2004, 50° Festival Pucciniano, Gran Teatro all’aperto di Torre del Lago Puccini (LU)

Produzione coreografia originale Turandot: Fondazione Festival Pucciniano, Movimentoinactor Teatrodanza

Direttore d’Orchestra Keri Lynn Wilson

Regia Daniele De Plano

Scene Pietro Cascella

Coreografia Flavia Bucciero

Costumi Cordelia Von Den Steinen

Danzatori/Movimentoinactor Ignazio Nurra, Andrea Omezzolli, Alessandra Pugliese (solisti) Samuele Atanasi, Giovanni Boaretto, Leonardo Diana, Federico Filippi, Niccolò Gaggio, Filippo Landini, Iris Mariotti, Sara Pescia, Sylvia Zanotto

La trama dell’Opera di Puccini, proposta , in prima , al pubblico del Teatro all’aperto di Torre del Lago Puccini (Lu) nei giorni 31 luglio , 8, 14, 21 agosto (3000 spettatori in media, per replica), ha come protagonista la figura complessa di Turandot. La bella principessa cinese ha deciso la morte per tutti i suoi numerosi pretendenti che, sottoponendosi alla prova dei tre enigmi, non danno giusta risposta. Questa situazione dura da molti anni, mettendo il popolo cinese e i suoi notabili in una situazione di profonda prostrazione, rendendolo spettatore di molte crudeli uccisioni e con il timore che la stessa stirpe cinese arrivi al suo disfacimento. Finchè non giunge il principe senza nome , che solo più tardi rivelerà di essere Calhaf. Egli darà risposta ai quesiti e riuscirà a conquistare il cuore di Turandot. La regia dello spettacolo vuole mettere in rilievo, una serie di contrasti e dualità: i principi maschile e femminile (messi in evidenza anche dalla scenografia di Pietro Cascella), il senso della morte e dell’annientamento , il senso della vita e della continuità della specie, la cudeltà e la passione amorosa. La coreografia di Flavia Bucciero, pensata per i danzatori della compagnia Movimentoinactor (per quest’occasione allargata nel suo organico ) diviene così il mezzo privilegiato per la rappresentazione dei contrasti, in alcuni momenti salienti dell’Opera. La danza dei servi del boia, che portano delle maschere sul viso (perché di fronte alla morte, si va con il viso coperto), diviene qui rappresentazione di un maschile, consapevole di essere portatore di gestualità di morte , ma al tempo stesso, caratterizzata da velocità e lievità, si pone già nel superamento e nell’esorcizzazione della morte stessa. E , infatti, la danza successiva delle ancelle, la danza alla luna, sebbene rappresenti ancora un’invocazione ad un elemento che , nonostante la sua bellezza, è portatore di annientamento (nel binomio Luna/Turandot), si conclude con l’accoppiamento con i servi del boia, speranza estrema di rigenerazione e anelito alla vita. La danza degli shangai, all’inizio del II atto, esprime l’importanza del gioco, presente in tutte le culture dell’Oriente, accanto all’impegno della conversazione delle tre maschere (Ping, Pong, Pang). Gioco e impegno: un altro contrasto. La danza dei lumini, all’inizio del III atto, vuole rappresentare la ricerca nella città per conoscere il nome di Calhaf. La danza delle Tentazioni, caratterizzata da sensualità e seduzione, è l’ estremo e inutile tentativo per distogliere Calhaf dalla passione per Turandot. Nel finale dell’opera, la danza funebre, estremamente composta e ritmata, in cui i servi del boia, oramai con il viso scoperto per la commozione, trasportano il corpo di Liù, che si è data la morte per amore di Calhaf. Si tratta complessivamente di 50 minuti di coreografia. Una parte consistente , affidata alla danza ,in un’opera lirica.

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